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Le VaseHe s.r.l. è la società del Gruppo Filanda che ha rilevato l’attività produttiva e il marchio Piral®.
L’Azienda produce dal 1870 pentole in terracotta.
L’attività è gestita, organizzata e condotta interamente in Italia ed in particolare ad Albisola dove ha sede la società e dove vengono forgiate, direttamente dalla materia prima, le pentole e il vasellame in terracotta da fuoco ottenendo un prodotto realmente Made in Italy.
Il mercato di riferimento è stato completamente ricostruito creando una rete di agenti plurimandatari sul territorio italiano, abbandonando la grande distribuzione, mentre per quanto riguarda l’estero si è individuato un mercato rivolto a clienti di media e alta fascia, principalmente nel settore dei casalinghi, articoli per la cucina e la casa, complementi di arredo e articoli regalo.
La struttura operativa di Le VaseHe s.r.l. è caratterizzata da un organigramma completo, con adeguata distribuzione di compiti e responsabilità, che consente uno sviluppo sempre più articolato di attività strategiche per l’Azienda.

La lavorazione della terracotta ad Albisola
I piu antichi reperti archeologici e le piu antiche notizie ricavabili dai documenti di archivio concordano, nel fissare nell’ultimo quarto del XV secolo l’inizio della produzione ceramica ad Albisola. La vicina Savona ha invece una tradizione molto piu antica, che, secondo studi recenti, risale al XII secolo. In Albisola l’attività di produzione della ceramica é stata favorita dalla presenza di depositi di argilla rossa e di cave di terra bianca presenti in vari punti della pianura e sui fianchi delle colline; dall’esistenza di boschi molto estesi nelle vallate limitrofe; dalla posizione lungo la spiaggia del mare, che ha facilitato l’imbarco dei prodotti finiti e offerto vasti spazi utilizzabili per l’essiccazione degli oggetti appena foggiati. Sin dall’inizio la produzione albisolese di ceramica si differenzia in due tipi:
>’Le terrecotte ingobbiate e graffiate,la cui lavorazione si articola in due tempi; l’oggetto viene modellato, ricoperto di ingobbio ottenuto sciogliendo terra bianca in acqua e graffito con una punta sottile, quindi cotto.
Successivamente é ricoperto di vetrina o vernice (previa decorazione a macchie di colore nei tipi policromi) e cotto una seconda volta.
>Le maioliche, in questo caso l’oggetto in terra é cotto subito una prima volta, quindi é immerso in un bagno di smalto, o maiolica, reso opaco dalla presenza di stagno. Su questo rivestimento vengono eseguite le decorazioni a pennello, quindi l’oggetto è cotto una seconda volta. Alla fine del Quattrocento é conosciuta un’abbondante produzione di terrecotte ingobbiate e graffite monocrome: sono piatti e scodelle di colore giallo-marrone o verde, molto spesso decorate con un motivo a croce a otto raggi, quattro curvilinei alternati a quattro rettilinei. Vi é pure qualche esemplare con macchie verdi e bruno sotto vernice gialla ma di questo tipo policromo é molto piu frequente la forma del boccale.4

Le terrecotte ingobbiate e graffiate hanno continuato ad essere prodotte dalle fabbriche albisolesi per tutto il Cinquecento ed il Seicento, accanto alle piu raffinate maioliche, per una clientela piu modesta.
Un posto importante tra i clienti delle terrecotte albisolesi é occupato dalle istituzioni religiose, alle quali era destinata la cosiddetta graffita conventuale decorata con la croce, con figure di santi, con stemmi di ordini religiosi, solitamente di colore giallo-marrone o verde che nell’insieme dell’opera era di gradevole effetto.
Molti esemplari della ricca produzione di terrecotte degli ultimi anni del Seicento e dell’inizio del Settecento, comprendenti, oltre alle graffite conventuali, oggetti ingobbiati e graffiti monocromi o policromi, oggetti ricoperti di ingobbio marmorizzato, pentole, vasi e vasetti da cucina, contenitori per uso di bordo, sono esposti al decennio del Settecento per lasciare il posto ad un nuovo tipo di terracotta a carattere popolare, di grande successo e della quale si ignora l’origine.
Si tratta di un prodotto veramente apprezzato, poco costoso e bene accetto alle classi sociali piu modeste, che viene esportato persino in America e nel Canada. Per non parlare del successo in sede locale, dove i frammenti di taches noires rappresentano il reperto piu diffuso in tutti gli scavi e in tutte le raccolte di superficie dell’intera Liguria.

Soltanto l’imposizione di forti dazi da parte di Francia e Spagna riuscirà a provocare una crisi della produzione, che coinvolgerà pesantemente la comunità albisolese all’inizio dell’Ottocento. I fabbricanti sono costretti ad autolimitarsi attraverso un accordo che stabilisce il numero massimo di cotture annue per ciascuna fornace, riducendo la produzione
di circa la metà.
Sempre nei primi anni dell’Ottocento si verifica un graduale aumento della produzione della cosiddetta terraglia nera, cioé della terracotta verniciata in bruno di manganese, che soppianta in breve tempo la terracotta decorata a taches noires.
Questa volta i fabbricanti albisolesi trovano uno sbocco in un campo nuovo, la produzione di pentolame da fuoco.
Tale produzione, favorita particolarmente nella frazione di Albisola Capo dalla costruzione della linea ferroviaria e della stazione, dopo un periodo di grande successo a cavallo tra i due secoli, si estinguerà soltanto intorno al 1950.
A prosperare con la fabbricazione delle pentole sono soprattutto gli opifici piu grandi - che si organizzano importando via mare la terra refrattaria necessaria dalla Francia e che gestiscono un mulino sociale per macinare le vernici.
Quest’ultima scelta concorre ad accentuare la crisi dei mulini lungo il torrente Sansobbia, nella frazione Ellera, che da oltre due secoli macinavano le vernici destinate alle fabbriche di ceramiche.

La nascita della Piral
La storia della nostra Piral ricalca le più belle storie della tradizione italiana: è ricca di elementi storici, vicissitudini industriali non sempre positive ma che hanno indotto al rinnovamento affrontando di volta in volta il mercato in modo sempre diverso ed innovativo.
Alla fine dell’800, probabilmente nei pressi del centro storico di Albisola, nasceva la prima Bottega produttrice della pentole in terracotta “La Fornace Tissone” che successivamente si spostò accanto all’allora stazione ferroviaria di Albisola dove con una produzione, sicuramente eccezionale per l’epoca, esportò le sue pentole in tutta la riviera nonché in Stati
a noi confinanti come appunto la Francia.
Facendo un rapido salto storico nel dopoguerra troviamo la nascita della Cooperativa Stovigliai di Albisola Capo con la denominazione di “Cooperativa Avanti”, che ha iniziato la produzione delle classiche terraglie albisolesi, di quelle famose “pignatte” marrone scuro che si trovano in uso ancora oggi. Ragioni politiche ne determinarono lo scioglimento
e sorse l’I.L.S.A. dei fratelli Perotti & Sessarego. L’I.L.S.A., che in quel periodo giunse ad una produzione molto qualificata, importava tutte le terre refrattarie dalla Francia ed i colori e le vernici dall’Inghilterra e dalla Germania.
Una buona corrente di esportazione dei prodotti dello stabilimento albisolese, soprattutto delle ceramiche maioliche, venne avviata verso l’America del Nord e del Sud. Nell’ultimo dopoguerra venne a crearsi nell’azienda una situazione confusa, aggravata da disordini interni e dalla supremazia dell’alluminio, sicchè all’I.L.S.A. divenne molto difficile reggere
la concorrenza sui diversi mercati.

Allo scopo di evitare il ripetersi di disordini interni, i fratelli Perotti, nel giugno 1946, cedettero l’azienda agli operai i quali si impegnarono, con un opportuno piano d’ammortamento, al suo riscatto.Nacque così la nuova Cooperativa Stovigliai di Albisola che ritroviamo in attività dal 1946 al 1994, anno della messa in Amministrazione Straordinaria (Legge Prodi).
Riprende così a vivere questo classico tipo di Società, formata da albisolesi che si tramandano da padre in figlio il posto nell’azienda, gelosi della loro Cooperativa, una delle poche sopravvissute alle molte fiorite negli immediati dopoguerra, con lo scopo di dare lavoro ad un sempre maggior numero di maestranze.

Ed è con questa gestione che per ragioni di spazio l’azienda trova ubicazione proprio dove la troviamo oggi, in una delle aree che per gli albisolesi è sempre stata destinata alle industrie. Dal 1994 l’azienda cambia nome e diviene CE.AL s.r.l. (Ceramiche Albiso1esi).
Inizia così il rilancio del marchio PlRAL garantendo l’osservanza più scrupolosa delle norme a tutela della salute dei consumatori e la soddisfazione dei loro acquisti.
Si creò infatti una struttura industriale attenta alla rigorosa scelta delle materie prime e una profonda conoscenza dei processi e delle tecnologie che consentì l’evoluzione della produzione tradizionale delle “pignatte” di Albisola in tecnoceramiche, ovvero in strumenti professionali per ottenere la migliore cottura.
Nel200lsi modifica nuovamente l’assetto societario cambiando la denominazione sociale in Pira1 s.r.l.. Nel settembre 2004 è subentrata, come azionista di controllo, il Gruppo Filanda.

 

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